Una storia secolare, per un vino raro e prezioso, prodotto in piccola quantità dai vitigni autoctoni Guarnaccia e Moscatello, esclusivamente nel Comune di Saracena in Calabria, in provincia di Cosenza, seguendo, ancora oggi, l’antico metodo di vinificazione che unisce le uve appassite al mosto cotto. Giudicato come “Miglior vino dolce d’Italia 2009” per il Gambero Rosso, dopo il successo delle sue qualità e particolarità, il Moscato di Saracena ha intrapreso il suo cammino verso il riconoscimento legislativo della denominazione d’origine controllata, che, paradossalmente, si presenta tortuoso proprio a causa del suo particolare ed antico metodo produttivo, che prevede una parziale bollitura del mosto. Questo procedimento, di per se, non è vietato, ma potrebbe indurre il Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini del Ministero delle Politiche Agricole a classificare il Moscato di Saracena come “vino liquoroso”, definizione che ne sminuirebbe il carattere di unicità ed originalità che il prodotto sa esprimere. Per questo, l’Associazione Città del Vino è scesa in campo per sollecitare il Comitato vini ad approvare la Doc per questo vino e, se necessario, a concedere una deroga speciale, tenuto conto che il Moscato di Saracena è un prodotto esclusivo, un vero e proprio “bene culturale”, simbolo di un’antica cultura enologica che deve essere tutelata. Questo vino dalle caratteristiche particolari, prodotto a Saracena per lo meno da cinque secoli, come testimoniano numerosi documenti storici, nel corso degli anni si è “trasformato”, da prodotto fatto in casa e di nicchia per esperti eno-appassionati, ad una delle migliori espressioni dell’enologia del Belpaese. Il Moscato di Saracena è un vino passito dolce, prodotto con uve Moscato Bianco, appassite al cui mosto si aggiunge il mosto cotto ottenuto da uve Guarnaccia e Malvasia bianca; la concentrazione di questo secondo mosto viene ottenuta tradizionalmente non con l’appassimento delle uve, ma per riscaldamento diretto, attraverso la “bollitura”. Prodotto in poche migliaia di bottiglie all’anno - sono solo sei i produttori imbottigliatori - questo particolare vino dolce “rappresenta - sottolinea Paolo Benvenuti, direttore generale delle Città del Vino - l’espressione di un’antica tradizione enologica da tutelare, sia per le tipologie di vitigni autoctoni utilizzati che si allevano esclusivamente nel territorio del Comune di Saracena, sia per il suo antico metodo di produzione e, a questo dovrebbe prestare attenzione il Comitato vini nel concedere una deroga, a tutela di un prodotto che può essere considerato un “bene culturale” a tutti gli effetti”. “La particolarità del Moscato di Saracena - prosegue Paolo Benvenuti - è che, per la prima volta nei confronti di un vino, il riconoscimento qualitativo, attraverso i premi e le recensioni delle maggiori guide nazionali, arriva prima di quello legislativo. L’ottenimento della Doc da parte del Moscato, quindi, rappresenta un riconoscimento utile a sostenere la qualità di un intero territorio e il naturale approdo per questa particolare produzione enologica. Ma soprattutto - conclude Benvenuti - la tutela di questo prodotto può rappresentare per il territorio di Saracena un importante elemento di crescita locale, con la possibilità di sviluppare nuove occasioni economiche, alimentando così anche il turismo del vino, che rappresenta, da sempre, uno dei settori più dinamici in Italia. Allo stesso tempo, la concessione della Doc permetterà ai produttori di Moscato di crescere qualitativamente, socialmente ed economicamente, dando impulso a tutto il loro territorio”. A sostenere la battaglia del Comune di Saracena c’è anche il Gambero Rosso, che attraverso la sua guida ne ha già da alcuni anni celebrato i successi qualitativi. “Per questo – afferma Daniele Cernilli, direttore del Gambero Rosso – la concessione della Doc appare l’approdo naturale per un vino la cui produzione, per altro, interessa solo ed esclusivamente il territorio comunale. Non si tratta di tutelare un prodotto di qualità e basta; di vini buoni, in Italia, se ne producono tantissimi, per fortuna. “Non è soltanto l’elevato livello qualitativo – ha detto Daniele Cernilli direttore de Il Gambero Rosso – che permette al Moscato di Saracena di essere considerato una eccellenza. Ma è la grande tradizione che sta dietro alla produzione di questo speciale moscato il cui sistema è più vecchio del metodo di coltivazione dei pomodori in Italia ed è coevo alla scoperta dell’America. Va bene – ha continuato Cernilli – la soddisfazione espressa dal Ministro per le Politiche agricole Luca Zaia per il recente riconoscimento europeo per la pizza napoletana il cui metodo di preparazione ha tuttavia circa due secoli. Il Moscato di Saracena, anzi il metodo di bollitura della guarnaccia, ne vanta ben 5 di secoli! E sarebbe questo l’ostacolo per la Doc? Esistono già diverse deroghe – ha aggiunto Cernilli, citandone alcune prestigiose in Francia, come per i quantitativi di anidride solforosa per il Sauternes. Per il Moscato Passito di Saracena ci vuole un atto di coraggio da parte della Commissione tecnica per la valutazione della Doc. Siamo, infatti, di fronte ad un vino che è rimasto così come era 500 anni fa e che, proprio per il suo metodo di vinificazione e per la sua tradizionale bollitura, è l’unico vino dolce al mondo che può fare a meno dell’aggiunta di anidride solforosa. Questo sarebbe l’impedimento tecnico per ottenere la Doc? Una valutazione strettamente tecnicistica negativa – ha aggiunto – sarebbe un autogol di fronte ad un autentico bene culturale rispetto al quale non bisogna assolutamente chinare la testa, in ossequio a normative che, sul punto, sono palesemente ingiustificabili. Occorre semmai manifestare un atto di coraggio e di orgoglio nazionale.” Il Comune di Saracena è al fianco dei produttori per l’ottenimento della Doc, un traguardo che può rappresentare un vantaggio per tutto il territorio. “Mi auguro – afferma il Sindaco Mario Albino Gagliardi – che la valutazione della Commissione Vini non sia solo di carattere burocratico, ma di merito. La valenza culturale della produzione del nostro vino è lì a dimostrare quanto crediamo nelle opportunità che può offrire a tutto il territorio”. Ne è convinto anche Damiano Guagliardi, Assessore al Turismo della Regione Calabria che sostiene il Comune in questo impegno: “Il Moscato di Saracena, così come molti altri prodotti dell'enogastronomia calabrese - ha detto - deve essere considerato un vero e proprio bene culturale, intimamente correlato alla tradizione storica del territorio di cui è espressione. Mi impegnerò affinché tale peculiare valenza venga riconosciuta a questo vino pregiato anche da parte del ministero dei Beni Culturali. Il Moscato di Saracena è già un prodotto d'eccellenza e adesso occorre solamente portare a conclusione le procedure necessarie affinché ciò sia formalizzato. L’amministrazione comunale di Saracena può contare sul pieno sostegno dell’assessorato al Turismo della Regione per il perseguimento di tale obiettivo. La promozione della Calabria deve essere realizzata anche con la valorizzazione dei suoi prodotti migliori, mediante azioni di sistema atte a far risaltare tutte le composite e variegate risorse del territorio. La Calabria è terra di molti tesori nascosti - ha affermato Guagliardi - e Saracena ne costituisce un mirabile esempio, in quanto all’amenità del luogo coniuga, oltre ai prodotti tipici della tradizione enogastronomica, i beni ambientali del territorio come gli itinerari naturalistico-archeologici e la doviziosa cultura materiale e immateriale locale, gli usi, i costumi, le feste e le ritualità paesane. La concessione di una deroga per l’ottenimento della Doc – conclude – sia davvero la strada più breve da percorrere per raggiungere questo traguardo. Non si sconvolgono mercati o chissà quali produzioni; si offre semplicemente una opportunità ai piccoli produttori di Saracena di lavorare con serenità e al Comune una occasione di promozione forte del territorio, che vanta altre qualità come l’olio extra vergine di oliva, un ambiente naturale bellissimo, gente brava ed ospitale”. La concessione della DOC può, quindi, sancire la definitiva consacrazione del Moscato di Saracena nel novero delle vere eccellenze enologiche italiane. In questa richiesta per la Doc, il Comune di Saracena è sostenuto anche dall’AIS di Roma. La richiesta è stata avanzata dalle sedi provinciali di Cosenza di Coldiretti, Confagricoltura e Confederazione Italiana Agricoltori, unitamente al Comune di Saracena e all’Associazione “Moscato di Saracena” che riunisce i sei produttori, presieduta da Luigi Viola, titolare dell’omonima azienda, produttore che per primo ha intuito l’importanza di trasformare il Moscato di Saracena da vino fatto in casa a vero e proprio prodotto enologico. Il suo esempio è stato seguito dagli altri produttori che hanno deciso di intraprendere la stessa strada, iniziando ad imbottigliare.
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